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12 gennaio 2018

Intervento in condizioni di pericolo costante

Il 23 agosto 2017 alle ore 9.30 sono franati a valle tre milioni di metri cubi di roccia staccatasi dal Pizzo Cengalo. Una massa detritica impressionante, ma era solo l’inizio. Le operazioni di soccorso e di ripristino hanno costituiscono una grande sfida per le forze d’intervento e la popolazione.

 

Immediatamente dopo la frana che il 23 agosto si è staccata dal Pizzo Cengalo, tonnellate di massi e fango si sono riversati su Bondo attraverso la Val Bondasca, seppellendo parte del paese e la nuova strada cantonale. Due giorni dopo una seconda colata ha parzialmente seppellito altri edifici. La sera del 31 agosto 2017 un’enorme colata detritica si è riversata, oltre che su Bondo, anche sulla vecchia strada cantonale e sulle frazioni di Spino e Sottoponte. Le forze d’intervento sono riuscite a trarre in salvo la popolazione; due abitanti sono stati evacuati dalle loro case dalla Rega. La mattina del 1° settembre una colata di fango si è riversata sulla strada tra Vicosoprano e Casaccia, isolando per quattro giorni la bassa Valle dal resto del mondo.

Pericolo non ancora rientrato

La ricerca di otto alpinisti che si trovavano in Val Bondasca al momento della frana è rimasta infruttuosa ed è stata interrotta il 26 agosto. Da Bondo, Spino e Sottoponte sono state evacuate oltre 140 persone. Le masse di fango e detriti hanno distrutto oltre trenta edifici. Il 31 agosto, la rete elettrica e le linee telefoniche e di Internet sono saltate nell’intera bassa Bregaglia. La nuova strada cantonale è rimasta inagibile per diverso tempo e l’infrastruttura dell’approvvigionamento idrico deve essere completamente rifatta.

Ancora adesso oltre un milione di metri cubi di roccia rischiano di franare a valle dal Pizzo Cengalo. In Val Bondasca si sono depositati oltre quattro milioni di metri cubi di detriti. Forti precipitazioni o l’acqua di scioglimento potrebbero provocare nuove frane in qualsiasi momento. Per proteggere le forze d’intervento, durante le operazioni di sgombero sono stati messi in funzione diversi sistemi d’allarme nella Val Bondasca. Specialisti dell’esercito hanno tenuto costantemente sotto controllo la montagna e l’ammasso detritico. In caso di nuove frane, essi avrebbero dato immediatamente l’allarme agli operai impiegati a Bondo. Questi avrebbero avuto quattro minuti di tempo per mettere in salvo sé stessi e i macchinari. Inoltre, l’allarme elettronico è stato costantemente migliorato.

Operai impegnati a svuotare il bacino di ritenzione a Bondo con scavatrici speciali. In caso d’allarme hanno quattro minuti di tempo per abbandonare la zona.
Operai impegnati a svuotare il bacino di ritenzione a Bondo con scavatrici speciali. In caso d’allarme hanno quattro minuti di tempo per abbandonare la zona.

Ricerca dei dispersi e assistenza alla popolazione

Per cercare gli escursionisti dispersi, la notte sono stati impiegati elicotteri dotati di termocamere dell’esercito, della Rega e della polizia cantonale di Zurigo. Durante il giorno le ricerche sono state condotte da membri del soccorso alpino dei Grigioni e squadre della Società svizzera per cani da ricerca e di salvataggio (REDOG).

Le persone evacuate sotto la direzione dei pompieri sono state alloggiate nel vicino Centro Sanitario Bregaglia. Nell’ospedale e nell’annesso rifugio della protezione civile, il personale di cura ha assistito fino a 50 persone in cerca di protezione. Già la prima sera, la squadra dell’ospedale è stata rinforzata da un distaccamento della protezione civile. Sin dall’inizio uno specialista della polizia cantonale e membri del Care-team Grischun hanno assistito i famigliari dei dispersi e gli abitanti evacuati.

I collaboratori del comune si sono invece occupati dei bisogni specifici della popolazione. Insieme alla protezione civile hanno gestito una info line telefonica e con il sostegno della Catena della solidarietà hanno elargito aiuti finanziari immediati. L’assicurazione degli immobili del Canton Grigioni ha aperto un ufficio in loco per offrire consulenza in materia assicurativa.

Rispristino delle infrastrutture

Dopo la frana del 31 agosto sono ricominciati i lavori di svuotamento del bacino di ritenzione, interrotti a causa del pericolo; l’Ufficio delle costruzioni della Val Bregaglia si è occupato dell’infrastruttura comunale e ha organizzato lo sgombero da parte dell’esercito e della protezione degli edifici travolti dalla frana; le aziende elettriche di Zurigo hanno provveduto ad approvvigionare la zona con corrente elettrica e Swisscom ha ripristinato rapidamente i collegamenti interrotti.

Bondo (GR), 1° settembre 2017: il paese il giorno dopo la gigantesca frana.
Bondo (GR), 1° settembre 2017: il paese il giorno dopo la gigantesca frana.

La gestione dell’evento ha funzionato

È emerso chiaramente che il piano di gestione dei sinistri del Canton Grigioni ha funzionato molto bene. Grazie al ruolo di condotta chiaramente definito e ben addestrato della polizia cantonale durante la fase acuta, gli organi responsabili di gestire la fase successiva hanno avuto il tempo necessario per prepararsi ad assumere la direzione delle operazioni. Considerata la topografia del Cantone, è indispensabile che sul territorio vi siano istituzioni e organizzazioni decentralizzate del settore sicurezza e sanitario. Senza la presenza regionale permanente degli specialisti in pericoli naturali, della polizia cantonale, dell’ospedale, compreso il servizio di salvataggio, dei pompieri e dell’ufficio del genio civile, non sarebbe mai stato possibile gestire l’evento in modo tempestivo ed efficiente.

Lo stato maggiore di condotta della Val Bregaglia. Per far fronte all’evento è stato istituito uno stato maggiore con rappresentati dei settori: pericoli naturali, sicurezza, ripristino, gestione del traffico, infrastruttura comunale, protezione civile, esercito e comunicazione (compresa una infoline).
Lo stato maggiore di condotta della Val Bregaglia. Per far fronte all’evento è stato istituito uno stato maggiore con rappresentati dei settori: pericoli naturali, sicurezza, ripristino, gestione del traffico, infrastruttura comunale, protezione civile, esercito e comunicazione (compresa una infoline).

Sin dal primo giorno l’esercito e la protezione civile hanno assunto compiti di responsabilità e colmato le carenze di personale e materiale. Senza il loro contributo non sarebbe stato possibile garantire la capacità di resistenza delle forze d’intervento sul lungo periodo. La comunicazione di crisi, che ha coinvolto responsabili del comune, dello stato maggiore di condotta e del progetto di ripristino, è stata coordinata nei dettagli per evitare di disorientare la popolazione con informazioni contraddittorie.

La tenacia e la resistenza della popolazione colpita sono state esemplari. Sin dall’inizio gli abitanti si sono assunti le loro responsabilità nella situazione difficile causata dagli eventi. La solidarietà della popolazione svizzera, della Confederazione, dei cantoni e delle regioni estere confinanti li ha aiutati a far fronte alle difficoltà.

Trovate l’articolo completo nell’ultimo numero della rivista «Protezione della popolazione».

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