22 Luglio 2020

Una donna fa carriera nella protezione civile

È entrata a far parte della protezione civile nel 2015 come assistente di stato maggiore. Negli anni successivi ha seguito la formazione per diventare ufficiale della protezione dei beni culturali e nel ruolo di caposezione ha imparato cosa significa dirigere una truppa, prendere decisioni e impartire ordini. Nella sua carriera nella protezione civile, Laurine Poncet ha già conseguito più risultati di molti suoi colleghi maschi.

Quando Laurine Poncet parla dei suoi compiti nella protezione civile, si capisce subito che dietro il suo impegno c’è molta motivazione e curiosità. Vodese di nascita, ma residente a Berna, è entrata nella protezione civile quasi per caso. Durante gli studi di conservazione e restauro seguiti presso l’Haute Ecole Arc Neuchâtel dal 2011 al 2014, ha potuto svolgere un’esercitazione in collaborazione con l’ente per la protezione dei beni culturali del Canton Neuchâtel.

 

«Ho gli stessi problemi dei miei colleghi maschi»

 

Ciò le ha offerto per la prima volta la possibilità di approcciarsi ai beni culturali da una prospettiva completamente diversa.
Durante gli studi si è occupata principalmente delle condizioni ambientali necessarie per conservare gli oggetti a lungo termine: in gergo tecnico detta «conservazione preventiva». Nell’ambito dell’esercitazione con l’ente neocastellano per la protezione dei beni culturali si è trattato principalmente di capire come questi oggetti potessero essere protetti e salvati il più rapidamente possibile con misure immediate.

Volontaria nella protezione civile

L’esercitazione con l’ente per la protezione dei beni culturali ha lasciato nella giovane donna un’impronta indelebile che l’ha spinta ad annunciarsi alla protezione civile del suo cantone di residenza, Vaud, dopo aver terminato gli studi. «Delle circa 15 donne presenti alla giornata di reclutamento per l’esercito e la protezione civile, io ero l’unica interessata alla protezione civile, tutte le altre donne volevano entrare nell’esercito». La cosa l’aveva un po’ sorpresa, ma era consapevole che era un mondo prevalentemente maschile.
«Parenti e amici mi hanno chiesto se ero impazzita quando gli ho parlato della mia intenzione», dice Laurine Poncet. Ma non si è lasciata dissuadere. Chi vuole prestare servizio volontario nella protezione civile deve passare attraverso lo stesso processo di reclutamento di chi è obbligato a prestare servizio. I volontari hanno gli stessi diritti e doveri delle persone tenute a prestare servizio. Su richiesta, possono tuttavia essere esonerati anticipatamente dall’obbligo di prestare servizio, ma di norma devono prestare servizio per almeno tre anni.

 

Laurine Poncet

L’ufficiale della protezione dei beni culturali con il grado di tenente è nata nel 1991. Dal 2015 è attiva nella regione Gros-de-Vaud della protezione civile del Cantone di Vaud. Ha iniziato la sua carriera nella protezione civile come assistente di stato maggiore del servizio sanitario. Dal 2016 al 2017 ha conseguito la formazione di specialista dei beni culturali, capogruppo e caposezione, e da allora è ufficiale dei beni culturali.
Ha completato i suoi studi all’Haute Ecole Arc di Neuchâtel nel 2014 con una laurea in conservazione e restauro. Dal 2018 lavora come amministratrice dei depositi del centro delle collezioni del Museo nazionale svizzero di Affoltern am Albis (ZH).

Esperienze variate e arricchenti

Laurine Poncet ha fatto di tutto nella protezione civile. Ha iniziato il suo servizio nel 2015 come assistente di stato maggiore nel settore sanitario. Ha poi seguito la formazione per diventare specialista della protezione dei beni culturali e in seguito ufficiale della protezione dei beni culturali. Sin dall’inizio del suo servizio volontario si è interessata principalmente alla protezione dei beni culturali. Nel ruolo di ufficiale in questo settore, prepara e svolge corsi di ripetizione, redige gli inventari comunali dei beni culturali o adotta misure immediate per limitare i danni al patrimonio culturale. Non ha ancora vissuto una vera e propria situazione d’emergenza. «Una volta ho prestato servizio per la biblioteca dell’Università di Losanna, ma era soprattutto un compito di prevenzione», spiega.
Nel corso degli anni ha accumulato esperienze arricchenti anche al di fuori del campo della protezione dei beni culturali. Dopo essere entrata nella protezione civile all’età di 24 anni, Laurine Poncet ha potuto familiarizzare con tutti i settori dell’Organizzazione di protezione civile della Regione di Gros-de-Vaud. I svariati campi di attività e la possibilità di aiutare persone in difficoltà sono state ulteriori motivazioni per il suo impegno volontario. «Durante la Fête de Vignerons, nell’estate del 2019, erano in servizio quasi tutte le regioni della protezione civile vodese. È stata un’esperienza appassionante».
L’ormai ventottenne non si tira indietro da nessun compito: «Sono una persona molto aperta e curiosa e trovo interessante assumere compiti che vengono erroneamente considerati tipicamente maschili, come utilizzare attrezzature tecniche, guidare veicoli o tagliare alberi. Nella vita quotidiana non avrei mai avuto questa opportunità», dice con entusiasmo.

 

Durante la sua formazione di caposezione ha imparato molte cose utili anche per la sua professione.

Unica donna

Quale unica donna dell’organizzazione di protezione civile Gros-de-Vaud, dopo cinque anni non ricorda alcuna situazione in cui sarebbe stata discriminata o trattata in modo diverso semplicemente perché è una donna.
«Qualche volta ho avuto problemi di autorità; i miei subordinati erano un po’ riluttanti ad accettare le mie decisioni o a eseguire i miei ordini». Ma Laurine Poncet non pensa che sia una questione di genere: «Ho gli stessi problemi dei miei colleghi maschi, anche se mi capita di sentire qualche risposta tipicamente maschilista».
Donne e uomini hanno qualità diverse: «Le donne sono probabilmente più pazienti, disposte al compromesso e perfezioniste, anche se non si può generalizzare perché ogni persona è diversa e ha i suoi pregi». Laurine Poncet vorrebbe vedere più donne nella protezione civile. In questo modo, l’organizzazione potrebbe beneficiare anche delle qualità prevalentemente femminili.

Vantaggi professionali

All’inizio della sua carriera nella protezione civile, Laurine Poncet non aveva grandi ambizioni. È diventata caposezione per puro caso. «Non ho mai voluto fare il caposezione. Ho colto l’occasione perché il posto era vacante a causa della partenza del mio predecessore».
Durante la sua formazione di caposezione ha imparato molte cose utili anche per la sua professione. «Ho imparato a prendere decisioni rapide in situazioni di stress, a lavorare in modo mirato ed efficiente e a dirigere una squadra». Queste competenze, così come la sua esperienza nella protezione dei beni culturali, sono molto preziose anche per il suo attuale lavoro di amministratrice del deposito del Museo nazionale svizzero.
Insieme ai suoi colleghi di lavoro, amministra dal 2018 oltre un milione di oggetti provenienti da collezioni di tutta la Svizzera e si occupa anche della pianificazione d’emergenza del centro delle collezioni di Affoltern am Albis (ZH).
«Il prossimo autunno, nel nostro centro delle collezioni si terrà un’esercitazione congiunta del Museo nazionale svizzero e della Protezione dei beni culturali dell’organizzazione di protezione civile di Albis. Un’occasione in cui potrò ovviamente approfittare della mia esperienza acquisita nella protezione civile».
Quando le viene chiesto se intende continuare la sua carriera nella protezione civile, risponde senza esitazioni: «Per ora no. Il mio tragitto casa-lavoro attualmente è piuttosto lungo, motivo per cui al momento mi manca proprio il tempo».

«Trovo interessante assumere compiti che vengono erroneamente considerati tipicamente maschili, come utilizzare attrezzature tecniche»

Potenziale di miglioramento per il reclutamento delle donne

Laurine Poncet non ritiene che si debbano adottare particolari misure per rendere la protezione civile più attrattiva per le donne. Per l’attrattività della protezione civile è importante soprattutto che chi presta servizio lo faccia per motivazione personale. «Collaborare con persone motivate è più proficuo e piacevole per tutti», afferma. L’unico aspetto per il quale vede un margine di miglioramento è l’informazione in occasione delle giornate di reclutamento. I documenti sul reclutamento dovrebbero entrare in merito alla possibilità per le donne di prestare servizio nella protezione civile. All’epoca lei aveva ricevuto informazioni solo sulle donne nell’esercito.
Uno svantaggio per le donne nella protezione civile le viene in mente solo dopo una lunga pausa di riflessione: «I giacconi della protezione civile sono disponibili solo nelle taglie L e XL, ma non è così tragico».

 

 

Rivista «Protezione della popolazione»

Questo articolo è già stato pubblicato nella rivista «Protezione della popolazione», edizione di marzo 2020 (dossier n. 35 – «Le donne nella protezione della popolazione») e ora lo riproponiamo qui nel blog.

 

L’autrice: Sarah Kehrli, Specialista Comunicazione in caso d’evento UFPP

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